Protect IP Act: davvero un ritorno alla censura?

H.R. 3261. No, non è il nome di un nuovo virus influenzale, ma di qualcosa che fa comunque paura.

Si tratta della S.O.P.A. ovvero Stop Online Piracy Act, che presto verrà discussa e (si teme) approvata in USA.

Questa proposta di legge, congiuntamente alla P.I.P.A., (Protect Intellectual Property Act), pur con l'intento di tutelare in maniera più efficace il diritto d'autore, sembrerebbe strizzare l'occhio a censura e disinformazione nel nome della lotta alla pirateria informatica.

L'iniziativa, promossa da varie associazioni che hanno a che vedere con musica e spettacolo e che annovera tra i suoi sostenitori colossi del calibro di Ford, Pfizer, Revlon e L'Oreal si compone di una serie di proposte atte a limitare l'uso non esplicitamente autorizzato di contenuti protetti da copyright ed apre al temuto filtraggio dei DNS (inibizione della risoluzione degli indirizzi IP) e ad altre misure restrittive.

Non si tratta esattamente di uno scontro tra Davide e Golia: tra gli oppositori celebri  figurano Yahoo, American Express, Ebay, LinkedIn, Twitter e Google.

In giro per la rete si incontrano clamorosi segnali di dissenso ed appelli per fermare il cammino di un simile intervento che a dirla tutta sarebbe anche da considerarsi illiberale (contravverrebbe infatti il Primo Emendamento).

Insomma, negli USA si teme per la libertà di Internet. A fare coro a sorpresa anche Microsoft e Amazon, che pur condividendo le finalità del provvedimento, non lo accettano nella forma attuale.

Intanto mentre Murdoch si scaglia contro Google su twitter, nelle ultime ore svariati siti web hanno manifestato la loro posizione contraria oscurando i propri contenuti (ad esempio le pagine americane di Wikipedia), suscitando espressioni di solidarietà un po' ovunque.

Chi volesse approfondire può consultare la pagina dedicata su Wikipedia (it) e a dare uno sguardo a questa pagina web (in inglese) o a cercare su Google.

(...I cittadini USA hanno tempo fino a Febbraio)

 

Autore: Luigi Lacquaniti

Web designer freelance.

Condividi su